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Mostre Temporanee - Mostre in corso

  Le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari
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Visita virtuale
 

LA RIVOLUZIONE DELL’IMMAGINE.
ARTE PALEOCRISTIANA TRA ROMA E BISANZIO

 
PERCORSI NEL SACRO
Programma espositivo pluriennale
alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari

L’esposizione La Rivoluzione dell’immagine. Arte paleocristiana tra Roma e Bisanzio nasce nell’ambito di un programma di iniziative avviato alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari all’inizio del presente decennio, quando furono presentati al pubblico italiano preziosi arredi liturgici dal Museo Russo di San Pietroburgo e importanti manufatti di domestica quotidianità, provenienti dal Museo Storico di Mosca. Quelle prime rassegne offrivano l’opportunità di accostare una gamma di reperti eterogenei, ma tutti riconducibili a una primitiva e corale spiritualità, all’ampia collezione di icone russe appartenente a Intesa Sanpaolo, esposta in forma permanente nel medesimo Palazzo Leoni Montanari: collezione che comprende capolavori di alta epoca e che si configura come la più articolata silloge, in Occidente, di un’esperienza millenaria
Non secondaria è risultata nel tempo, lungo i programmi via via divenuti Percorsi nel Sacro, anche la possibilità di confrontare tra loro le diverse espressioni dell’arte cristiana nell’Europa orientale e in quella latina, così da evidenziarne le comuni radici, al di là delle vicende stilistiche che segnano svolte e divaricazioni rispetto all’alveo unitario della tarda antichità.

Le mostre proposte finora ed i progetti che saranno realizzati nei prossimi anni nell'ambito di tale  programma espositivo delle Gallerie vicentine affrontano dunque soprattutto, da angolature diverse ma confluenti, un paesaggio di relazioni: quelle tra Oriente, Occidente e Paesi del Mediterraneo, soprattutto. Un quadro di rapporti insieme fitto e complesso, continuamente innervato da reciproci apporti, scandito da comuni temi di riflessione e di rappresentazione, aperto a un esigente e arricchente confronto. Spariscono di conseguenza civiltà giustapposte, e lo scenario si fa più articolato, policentrico: evidenzia alcuni luoghi eminenti (Venezia, Costantinopoli, Gerusalemme, Alessandria d'Egitto, Novgorod, tra gli altri) e una mappa ancor più intricata di itinerari che raggiungono Cipro e la Spagna, le coste del Nord-Africa e i porti francesi, le vie dei pellegrini verso la Terra Santa e talvolta più oltre, in direzione di Orienti più lontani.

Per un paradossale ma significativo "ricorso" della storia, quei percorsi remoti si riaffacciano oggi, con altrettanta se non maggiore concretezza: sono le rotte dei flussi migratori, sono gli scenari dell'economia prossima ventura, sono gli incroci di stili di vita sensibilmente diversi.
Ciò che tuttavia li accomuna, in buona misura anche nel momento presente, è il fatto che attestano civiltà, culture ed esperienze in cui il senso del sacro - dall'appartenenza a una fede alle pratiche rituali e di vita, alle riflessioni e alle raffigurazioni sul senso delle cose — non è ancora smarrito.
Si tratta di occasioni che da un lato richiamano, in maniera rigorosa e insieme seducente, un patrimonio condivìso di radici da cui è effettivamente scaturita, per gran parte, la civiltà mediterranea che ci connota ma che dall'altro ci interrogano, e non marginalmente, sul nostro presente, sul nostro modo di stabilire relazioni e rapporti, sulle nostre capacità di affrontare un dialogo costruttivo.


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