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| Presentazione |
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a cura di Ermanno A. Arslan
La collezione di monete della zecca di Milano che Banca Intesa ha ereditato dalla Banca Commerciale Italiana, fu avviata più di due secoli fa da Pietro Verri, una delle più significative figure della cultura milanese del XVIII secolo, ed è oggi una delle ultime grandi collezioni storiche non ancora smembrate, o non ancora confluite in qualche Museo. La collezione già Verri, unitamente all’archivio della famiglia assicurato alla “Fondazione Raffaele Mattioli”, è quindi uno strumento fondamentale per la documentazione e la conoscenza di Milano e della Lombardia in una fase della loro storia di fondamentale importanza, tra la dominazione austriaca e l’età napoleonica. Non si tratta infatti di una raccolta da “Gabinetto delle meraviglie”, non vi è l’esasperazione della ricerca della rarità o del metallo pregiato (anche se vi abbondano i pezzi eccezionali), né vi si vede l’esito di una passione erudita, che portava tanti contemporanei alla raccolta della moneta classica. Vi è invece la considerazione della moneta come documento insostituibile, e spesso unico, della storia economica di un territorio. Ad essa, analizzata e quindi organizzata razionalmente in collezione, nel continuum delle emissioni attraverso i secoli, va l’interesse del Verri economista, attento ai fenomeni di un territorio precisamente individuato: Milano, appunto. Per Verri, che analizza La grandezza e decadenza del commercio di Milano sino al 1750, o che scrive le Considerazioni sul commercio dello Stato di Milano (1763), la moneta rappresenta quello che vorremmo definire uno “strumento di lavoro”, non diverso dalle carte d’archivio.
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